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Olimpiadi 2026, l’impatto dell’evento (e un cambio di destinazione del villaggio)

In vista dell’assemblea del Comitato Internazionale Olimpico, che oggi assegnerà le Olimpiadi Invernali 2026, si è tornato a parlare della candidatura italiana all’evento a cinque cerchi. Spesso nei comunicati e nelle dichiarazioni vengono citati dati sui ritorni economici e occupazionali, così come si è parlato dell’uso delle strutture dopo la fine dei giochi. Ma cosa dicono i documenti originali in proposito?

Abbiamo ottenuto l’unico studio commissionato dal Comune di Milano, redatto dal gruppo CLAS nel luglio 2018. In totale le Olimpiadi, tra impatto diretto, indiretto e indotto, attiverebbero dal 2020 al 2026 una produzione di oltre 5,6 miliardi di euro creando una media annua di 6.500 unità di lavoro. Gli ambiti che dovrebbero approfittarne maggiormente sono quelli dei servizi alle imprese (41%), dell’industria (21%) e delle costruzioni (8,8%). Turismo e commercio, i due settori trainanti per Livigno, dovrebbero registrare un 17,4% dell’aumento totale della produzione, oltre a un 25% di quello degli occupati (poco meno di un migliaio di unità lavoro annue su tutto il territorio nazionale).

L’Università La Sapienza ha da parte sua stimato un impatto medio annuale di 5.500 unità di lavoro (fino al 2028) con la punta massima di 8.500 unità durante l’anno dell’evento. Tra l’altro, l’ateneo romano ha anche calcolato in 600 milioni di euro il gettito fiscale extra generato dalle Olimpiadi che finirà nelle casse dello Stato centrale con un guadagno di quasi 187 milioni di euro rispetto alle spese sostenute dallo stesso, spese imputabili per la quasi totalità alla sicurezza.

Per quanto riguarda la Lombardia uno studio commissionato all’Università Bocconi parla a livello regionale di un aumento di produzione di poco meno di 2,9 miliardi di euro e di una media annua totale di 3.165 unità di lavoro.

Nessuna di queste ricerche però specifica l’impatto previsto sul Piccolo Tibet, mentre il dossier della candidatura indica dati precisi sugli investimenti previsti nella nostra località. Sulle varie ski aree livignasche coinvolte verrà speso un totale di 5,9 milioni di euro di investimenti pubblici per migliorie e poco più di 20 milioni di euro, sempre pubblici, per la costruzione degli impianti temporanei di freestyle e snowboard.

Il villaggio olimpico avrà un costo di 37 milioni di euro per poco più di mille posti letto. Su nove ettari sono previsti quattro edifici di quattro piani ciascuno, oltre a 16 edifici temporanei da due piani. Quest’ultimi verranno smontati a fine evento e saranno destinati alla Protezione Civile mentre i primi saranno permanenti e dopo i Giochi verranno utilizzati soprattutto come centro di allenamento e preparazione fisica per atleti professionisti e, solo in seconda battuta, come soluzione residenziale per lavoratori stagionali.

Contrariamente a quanto dichiarato nell’ottobre scorso, c’è stato quindi un cambiamento nella destinazione d’uso principale dell’unica struttura permanente prevista a Livigno, cambiamento già annunciato un paio di mesi fa da Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, che a inizio aprile aveva annunciato la trasformazione dopo l’evento del villaggio olimpico di Livigno in un “centro di preparazione psico-fisica di alto livello per gli atleti”. Attualmente gli atleti trovano in buona parte alloggio nelle strutture ricettive del Piccolo Tibet e i lavoratori stagionali, che avevano salutato con entusiasmo l’iniziale destinazione d’uso post olimpiadi del villaggio, da anni subiscono una notoria penuria a livello locale di abitazioni decenti in affitto.

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