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Pedaggi sulle strade per Livigno?

A poche settimane dalla decisione delle autorità cantonali svizzere di imporre un periodo minimo di chiusura invernale del Passo Forcola, ritorna alla ribalta lo spinoso problema della viabilità, con la proposta elvetica di introdurre un pedaggio ai veicoli che raggiungono Livigno.
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L’idea non è nuova: si tratta infatti di uno dei cavalli di battaglia di Tivas, il comitato nato alcuni anni fa con l’obiettivo dichiarato di rendere sostenibile il traffico automobilistico attraverso tutta la Valposchiavo (concentrando però di fatto le proprie iniziative esclusivamente sui mezzi diretti a Livigno).

Ora, però, a diventare promotore attivo del pedaggio è Alessandro Della Vedova, Podestà di Poschiavo e membro del Gran Consiglio, il Parlamento grigionese. In un’intervista pubblicata il 18 ottobre 2016 sull’Engadiner Post, Della Vedova ha sottolineato la propria soddnisfazione a proposito dell’imposizione di un periodo di chiusura minima del Passo Forcola (“Così avremo un mese in più di tranquillità”). La prossima tappa, afferma, sarà quella di introdurre un pedaggio (attualmente ipotizzato di 5 franchi svizzeri) limitato però solo agli automezzi che si recano nel Piccolo Tibet.
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L’alto livello di traffico che, secondo il Podestà toccherebbe punte di 800 veicoli l’ora, interferirebbe con il turismo locale, ma anche con le ambizioni della Valposchiavo di diventare una regione 100% di agricoltura biologica. “Si tratta delle nostre risorse, si tratta della nostra sopravvivenza”, ha dichiarato il Podestà.

Ma non tutte le auto in transito sono considerate in modo negativo. Infatti Della Vedova non se la prende con chi si reca a Livigno o in Alta Engadina per lavorare, e neanche con chi spende qualcosa in Valposchiavo. “Mi scandalizzano tutti quegli spostamenti che non portano alcun valore aggiunto, ma che ci riempiono solo con rumore e cattivi odori”, dichiara Della Vedova, aggiungendo, con un’espressione riportata in modo sibillino sulle pagine del quotidiano engadinese, che la zona extradoganale non deve più essere un tabù: “Dobbiamo difendere i nostri interessi, non quelli di Livigno”, conclude.
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Come detto, la proposta di imporre un dazio di passaggio non è nuova. Lo stesso Della Vedova ne aveva già accennato, nell’aprile scorso, durante una trasmissione radiofonica (ascolta l’audio qui, al minuto 15’30” ). La novità è l’annuncio della creazione di un “comitato d’azione” che si occupi della questione. Durante un incontro, a fine settembre 2014, le autorità grigionesi e quelle lombarde avevano già discusso di come diminuire il traffico verso Livigno attraverso dei pedaggi, da applicare, però, anche alle auto in transito da Zernez, come riportato dal portale suedostschweiz.ch, il che tra l’altro aumenterebbe il costo non irrisorio del Tunnel Munt la Schera. Questa idea pare non essere stata accantonata, visto che l’annunciato comitato d’azione coinvolgerebbe anche esponenti di altre vallate grigionesi, come la Bassa Engadina, la Val Bregaglia e la Val Monastero.

A proposito della decisione elvetica fissare un periodo minimo di chiusura del Passo della Forcola, Damiano Bormolini, sindaco di Livigno, aveva dichiarato al quotidiano La Provincia di Sondrio di aver ricevuto un comunicato da Coira a decisione presa, auspicando di poter trovare un accordo per riuscire ad anticipare l’apertura. Intervenendo su Facebook, Remo Galli, vicesindaco di Livigno, ha annunciato un incontro a Livigno il 18 novembre con i rappresentanti svizzeri (Engadina e Valposchiavo) ma anche con Regione Lombardia e Provincia di Sondrio.

I rapporti tra Livigno e il Canton Grigioni a proposito della viabilità sono da tempo molto tesi. Nel 2013, per breve tempo, la Polizia Cantonale aveva installato alle frontiere con Tirolo e Alto Adige, un cartello riportante il divieto di raggiungere Livigno attraverso la Svizzera e l’“invito” a passare invece da Bolzano (ne avevamo parlato, a suo tempo, in questo articolo). Da parte livignasca, i toni tenuti in alcune dichiarazioni, così come riportate da alcuni organi di stampa, avevano causato non pochi malumori sull’altro lato del confine. Più di recente, alcune iniziative prese prima delle ultime elezioni comunali livignasche hanno contribuito a gettare benzina sul fuoco.
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La decisione grigionese della chiusura invernale sembra indicare un’accelerazione da parte svizzera, rendendo l’introduzione di un pedaggio qualcosa di molto più vicino alla realtà. Bisogna ora vedere se e quali saranno le reazioni da parte italiana, anche se il carattere unilaterale e apparentemente improvviso del provvedimento di fine settembre non indica sicuramente volontà di dialogo o di compromessi da parte degli elvetici.

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