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La genesi del Vuoto Imperfetto di Willy Zini

Fuori nevica. C’è una luce diversa ad illuminare la platea in attesa. Diverse persone purtroppo non ci sono per via delle strade ghiacciate. Il nuovo anno è appena cominciato, siamo al 3 Gennaio, è ora che la poesia prenda il sopravvento.

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Esco. L’emozione attanaglia i muscoli. Mi siedo, cercando di sfoggiare un sorriso che, in realtà, assomiglia più ad una paresi. Ora è il momento di rompere il ghiaccio! Comincio il discorso, cerco di presentare il progetto nato in collaborazione con la casa editrice no-profit Aletheia Editore di Verona. Ma la bocca si prosciuga, la salivazione si stoppa. Come articolare le parole quando in bocca sembra di avere carta vetrata?
Acqua, per piacere! Acqua!

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Dopo due sorsi, tutto torna alla normalità. L’adrenalina comincia a scorrere, la lingua a sciogliersi. Giunge il momento di presentare la raccolta nei suoi contenuti. E si parte con una dedica speciale ad un grandissimo pensatore, costretto ad andare incontro alla tragedia, ma la cui memoria è compito nostro rinfocolare: Walter Benjamin. La poesia a lui dedicata è TESTIMONIANZA FRAMMENTARIA N°4:

Sospesi e ovattati in balìa dell’emozione,
c’è chi infimo colma il vuoto di coscienze.

La conoscenza lenta deperisce
e l’antico fascino dell’attivismo

animale conduce la mandria
narcotizzata al “grandioso” macello.

Vi prego, ascoltate il muto consiglio
del vostro respiro – Siamo uomini:

autentici testimoni dell’esistere –

Il futuro non ci deve risucchiare,
ne siamo i sommi responsabili.

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In sala l’atmosfera si scioglie. La voce non trema più. Inestimabile vedere una platea concentrata, attenta e curiosa di sentire quel che il VUOTO IMPERFETTO ha da dare. Questa poesia sembra cogliere nel segno. Tempi strani quelli in cui ci ritroviamo. Spira un vento elettrico, sembra che gli istinti stiano per prevalere. Bello vedere tale partecipazione, ma l’utopia è sempre dietro l’angolo: potranno delle “innocue” parole fare scattare le giuste molle?

Pausa.

Si passa dal micro al macroscopico, e viceversa. Dilatazione di pensieri, di sentimenti, di prospettive… Si dia il play al capolavoro dei coniugi Eames: POWERS OF TEN, datato 1977.

Gli animi sembrano ristorati. Le orecchie sono di nuovo pronte ad essere stimolate dai versi. Passo alla lettura della seconda poesia estrapolata dal Vuoto: LA LANTERNA

La parola come la vita
nella sua drammatica volatilità
stinge in ricordi fuggevoli,
come il vento che plasma montagne,
come il mattone che costruisce imperi.

La gravità dell’effimero
agisce il lento svanire,
lo sguardo silente e meditante
coglie nel cacofonico ciarlare
barlumi d’eternità.

Dio come l’amore
muore al morire
della sua ricerca.

Con la lanterna mi addentro
nella caverna buia:

Uomo! Uomo!
Mi pare di avere udito
i tuoi latrati alla luna!

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Diogene il Cinico è stato evocato. Sembra passeggiare tra le sedie in sala e con la sua lanterna ricercare colui che è impossibile da scovare nella sua essenza: l’Uomo!

Ma questa non è solo la serata del VUOTO IMPERFETTO. Siamo a Livigno, la temperatura è bassa, i fiocchi di neve scendono lenti e coprono tutto. Che dire, il clima perfetto per un Pinguino. Ma questo Pinguino è speciale, questo Pinguino sa volare! Torniamo indietro di due anni, al 2015 per l’esattezza, anno di pubblicazione del mio terzo lavoro: il TACCUINO DI VIAGGI D’UN PINGUINO VOLANTE, edito dalla casa editrice Aletti.
In questa serata “surreale”, c’è spazio anche per lui. La poesia scelta è il FILO D’ORO:

Silenzio.
Ora e sempre,
ma di stupirmi appagato
mai.
Le dimenticanze scuciono i sipari.
Eterne scene a recuperarsi
eterne lune a compiacersi
eterne gocce a raggelarsi.

Silenzio.
Trovo nel mio ieri
i ricordi del domani.
Accuso i sacrifici
e tutte le nere notti
cedono alle mattine
lo scettro del sogno
cosciente.

Silenzio.
I timpani s’infrangono
e il peso reale
fustiga i bulbi scintillanti:
è nelle vostre voci consuetudinarie
e tra gli sberleffi delle stelle
che le macine stritolano
ogni mio singolo capello.

Silenzio.
Non sono mai stato pronto
ad affrontare l’oceano,
è fatto per sradicare.
Non sono mai stato pronto
ad affrontare la montagna,
è fatta per incastonare…
I miei capelli sono aria
si contorcono al suono dei battiti
che mai si placheranno!

Silenzio.
Risplendono le gemme
inestimabili e fittizie,
futili distrazioni:
il fiore non si compra!

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Siamo agli sgoccioli ormai. La soglia di attenzione va assottigliandosi sempre più. Colgo nell’aria che sono gli ultimi preziosissimi minuti per riuscire a trasmettere il messaggio più vero, che si cela tra le mie parole.
È giunto il momento dell’ultima poesia, IN-COMPRENSIONE:

Tanto non ti capiranno.
Non ti capirai,
mai.

È un’attraversata
dove tutti guardano
dalla piccola feritoia
della propria anima.

È una fervida illusione
che sa di amaro ma è
dolcissima, si ritiene
e va svelata.

È un male profondo
che scava e scava,
ma dal fondo sgorga
ancora nuova luce.

È un filo teso
che collega la terra
al cielo, è il violino
che suona la vita.

La felicità assuefa,
la rabbia vomita,
il dolore nutre.

Cala il sipario. L’atmosfera si scioglie definitivamente: è giunto il tempo delle risa, degli abbracci, degli XX, degli spumanti e dei pasticcini. Sì, è vero: tira una brutta aria, ma sono commosso, sono emozionato. Almeno qui, in questo piccolo (grande) Bar “la Montanella”, sperduto in una meravigliosa Valle posta giusto al centro delle Alpi posso orgogliosamente dirlo: la Poesia ha vinto su tutto e tutti! Quant’è bello sentirsi profondamente Umani, di nuovo.

GRAZIE per aver reso possibile tutto questo!

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PS: un grazie speciale anche a TeleMonteNeve, l’emittente di Livigno, per aver partecipato alla serata. Qui di seguito il link per vedere il servizio:

https://willyzini.wordpress.com/
.

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