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Il Comune di Livigno riapre la questione dell’impianto Vallaccia

“Credo (…) che la partita non sia ancora persa definitivamente”. Con questa metafora calcistica Remo Galli concludeva una dichiarazione rilasciata a fine agosto 2017 al giornale locale La Provincia di Sondrio (e pubblicata pagina Facebook di Punto Livigno), a proposito della bocciatura dell’impianto di risalita di Vallaccia da parte del Consiglio di Stato.

Queste parole del vice Sindaco di Livigno fin da subito sembravano stridere con i toni usati allora da Legambiente, promotrice del ricorso al TAR contro il progetto della seggiovia e tra coloro che avevano poi fatto appello alla prima sentenza. “Mettiamoci una pietra sopra”, esordiva così il comunicato stampa in cui l’associazione ambientalista trionfalmente dava notizia della decisione, data come definitiva, dell’ultimo grado di giustizia amministrativa.

Ora l’Amministrazione comunale del Piccolo Tibet ha riaperto i giochi. Con una deliberazione di giunta (la n. 29 del 21 febbraio 2018), il Comune ha infatti deciso nominare un legale per portare la questione alla Corte di Cassazione. Le basi di questo, ennesimo, capitolo dell’annosa vicenda si baserebbero sul fatto che il progetto in questione ha ricevuto l‘approvazione, nel 2014, da parte del Consiglio dei Ministri, con una decisione politica e per questo non appellabile. “La sentenza del Consiglio di Stato” si legge nella deliberazione, “ non ha comunque tenuto presente che la decisione del Consiglio dei Ministri, dando atto di ragioni di valenza economica, sociale ed implementazione della sicurezza tecnologica connessa al progetto, prevalenti sui dissensi espressi, ha natura politica come tale non sindacabile”.

Quella dell’impianto di Vallaccia è una questione che si trascina da moltissimi anni.

Le prime discussioni in proposito risalgono infatti ai primi anni 2000, come si deduce da questa documentazione, un’interpellanza del 2009 della minoranza (Progetto Livigno), che contiene copia di una sentenza del Tar risalente al 2005, e di cui si discute anche qui. Progetto Livigno è intervenuta diverse volte in proposito, tanto che la Mottolino, società promotrice di questo impianto, nel settembre 2014, ha risposto direttamente alle rimostranze della minoranza. Più di recente, a luglio 2015 il Comune di Livigno ha approvato l’impianto, che nel frattempo aveva ottenuto l’imprimatur del Consiglio dei Ministri e aveva già attirato l’attenzione di Legambiente. I lavori sono partiti subito, ma a settembre il Tar ha ordinato la sospensione, su ricorso di Legambiente. Il pronunciamento da parte del tribunale amministrativo, atteso a novembre dello stesso anno, viene rimandato a luglio 2016 quando il Tar ha bloccato l’impianto. Quindi, un anno dopo, il no da parte del Consiglio di Stato.

Ora arriva il colpo di scena, con l’apparente inizio dei tempi supplementari, tanto per rimanere nella metafora calcistica. Al momento non sono ancora giunte reazioni da parte di Legambiente, né sappiamo se la Mottolino o gli altri enti coinvolti abbiano deciso o meno di “far parte della partita”.

Ora non ci resta che aspettare l’ennesima sentenza. Con il dubbio che, visti i precedenti, forse neanche questa volta la decisione presa sarà definitiva…

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